KYNHΓEΣΙA KAI KYNOΦIΛIA, settembre-ottobre 2007

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(brani tratti dall’intervista rilasciata al giornalista greco N.Nikolaou e pubblicata su KYNHΓEΣΙA KAI KYNOΦIΛIA, settembre-ottobre 2007) I INIZI Sono nato un giorno di primavera in un bel paesino di montagna che si chiama Gerosa, situato in una valletta che si chiama Val Brembilla e fa parte di quella Val Brembana dove si sono svolgono le … Continua a leggere

CINOFILIA DI MONTAGNA, VERA CINOFILIA (Resoconto del Trofeo Romano Saladini Pilastri 1999 di Yuri Tartari)

CINOFILIA DI MONTAGNA, VERA CINOFILIA

Qualche benpensante potrebbe rimanere stupito dal titolo che ho scelto per questo mio resoconto. Ma se andiamo a ricercare cosa sia la cinofilia d’alta quota ci rendiamo conto di come la qualificazione di “vera” calzi a pennello per questa specialità delle prove di lavoro per pointer e setter inglesi.

Ebbene, cosa si ricerca – o meglio – cosa si seleziona in questo tipo di prove?  Anzitutto, da un lato, è da sottolineare che, escludendo forse talune zone dei paesi dell’Est, le prove di montagna restano l’unico banco di prova su cui testare le qualità dei soggetti con selvaggina difficile e vera (originaria, nata e cresciuta in loco, escludendo quindi qualsiasi tipo di immissione o di ripopolamento). Da qui la prima difficoltà attraverso la quale si giunge alla sublimazione del risultato che si ottiene: ottenere (e risolvere) un punto su di un vecchio forcello è sicuramente qualcosa di più impegnativo che fare tre punti in un terreno (magari in caccia a starne) in cui sono state svuotate tre cassette di selvaggina. Quindi cervello, mentalità, animus venandi.

Altra difficoltà che impreziosisce ed eleva l’azione di un setter o pointer in montagna è la montagna stessa. Quante grandi promesse sono andate ad infrangersi contro l’inesorabilità dei terreni? Quanti colpi di trombetta interrompono dopo due o tre minuti l’azione stanca ed affaticata (se non “scoppiata” o addirittura “timorosa”) di un “non in nota”, magari già pluridecorato idolo della “grande cinofilia”? L’asperità del contesto montano serve per mettere alla prova l’altra grande necessità di un ausiliare pel tipo di caccia, la resistenza. Quindi per dirla con Jean Marie Pilard, gran cinofilo d’Oltralpe, “Cani veri per vera selvaggina”.

Mi piace ripetermi. Nel 1956 il padre della cinofilia agonistica italiana, Giulio Colombo, aveva questa nozione del cane da montagna: “E’ bene ribadire il concetto di caccia in alta montagna: (…) il cacciatore si convince che per il cane il merito non è tanto aver saputo indicare con la ferma il selvatico, conclusione logica, lapalissiana della caccia codaiola, ma di aver saputo reperire il selvatico, ed allora l’uno e l’altro esperimentano quanta vasta sia la montagna, dove ogni ondulazione, ogni gola, ogni anfratto è superficie da esplorare moltiplicando la fatica: soltanto un ausiliare con garetti solidi, muscolosi, efficienti polmoni alla Bartali (…)”.

Ultimamente nella relazione “tecnico-dottrinale” ad un campionato Europeo Setters su selvaggina di montagna, Franco Malnati, noto giudice, cacciatore di montagna, tenne questa magnifica relazione sul significato delle prove di montagna: “Vi siete mai chiesti cosa si seleziona nelle prove di montagna? Be’, io me lo sono chiesto molte volte. Esiste la Grande Cerca, nella quale si seleziona una certa qualità del cane,  il galoppo, la mentalità ed altre cose. La Classica è una prova dove si mette in evidenza lo stile del cane. E nelle prove di montagna cos’è che selezioniamo? Allora, io dico che morta la caccia rimarremo con un pugno di mosche, se altre prove esistono per altri motivi di selezione, queste prove esistono a mio avviso – e lo dico non perché ci sono affezionato – perché  è qui che emerge l’istinto venatorio, il rapporto uomo-cane, il senso del selvatico, quello che in altre prove non possiamo recuperare, ciò che per me è più importante. È dal cane da caccia che è nato il cane da prova, non dobbiamo dimenticarlo. Il cacciatore è a mio avviso il più antico cinofilo. E noi chiediamo, come cinofili,  al cacciatore di essere un po’ più attivo e di insegnare di più a noi tutti. (…) sappiate, del resto, che la montagna è severa con tutti. Però quando si hanno delle soddisfazioni in montagna non le si dividono con nessuno perché sono cose che si tengono dentro: quando ferma un cane in montagna e si va’ a servirlo. Credo che il cane da montagna deve insegnare a tanti altri cani, perché, quando un cane è fermo su a trecento metri ed il cacciatore lo va’ a servire e deve fermarsi per recuperare il fiato, e arriva con il fiatone a gustarsi l’emozione dell’involo fragoroso, sono cose che non si dimenticano, non è come incarnierare quattro starne in qualche riservaccia della nostra zona. Quindi teniamole bene da conto queste prove”.

Quanto sopra è ciò che viene costantemente ricercato nel confronto dei migliori soggetti europei sul banco di prova del Saladini-Pilastri. È da sottolineare, quindi, come il Trofeo Saladini abbia contribuito ad elevare la qualità dei cani da montagna.

Anche quest’anno non sono mancate, come al solito, le polemiche. Ma preferirei sorvolare, poiché non vorrei – a mia volta – contribuire a sgretolare quel poco che continua a sopravvivere dell’armonia e sportività degli altri anni.

Quest’anno ha vinto Volo di Crocedomini magistralmente condotto sui terreni dal gentleman Giuseppe Breda di Leffe (BG). Due primi eccellente e tre secondi eccellente hanno consentito al setter tricolore allevato dal grande Jacopo da Prestine di prevalere su tutti gli altri concorrenti.

Tra i soggetti rossocrociati sono da segnalare i buoni risultati di Berus della Chiave detto Kubi dell’amico Davide Pedraglio (4° classificato con un CAC CACIT, un primo eccellente ed un terzo eccellente), di Asso del Centromarche del buon Ermes Bizzozzero (un CAC CACIT), di Astro del Zagnis (due eccellenti ed un molto buono) e Argo (un eccellente) della ditta Pedrazzetti-Oesch, di Desirée (un CAC ed un molto buono) dei mastodontici Sala, della vispa Brenda del Zagnis (un primo eccellente) di “big” Buletti, la Wanda di Crocedomini di Silvio Balli ed il Jazz de Gris Monpres di Vogt.

 Ancora una volta i setter la fanno da padroni, confermando la preferenza tribuita dai “montanari” ai nipoti di Laverak rispetto ai cugini della grande e gloriosa famiglia pointer. Non sono comunque mancati pointers che da protagonisti hanno saputo coprirsi di onore: ricordo le vincitrici (sottolineo il fatto che siano state delle f e m m i n e) del Trofeo, la Vara della Cervara di Torielli (2 volte) e la Magia del Tirso di Giachino, per non parlare poi dell’indimenticabile British des Halliers del compianto Neiger, dell’Eloi des Bois de Perches dell’incantevole madame Bethune e dell’Argo e della Samba, splendidi soggetti del gioviale presidente del SPC Ticino, Rusconi.

YURI TARTARI

(articolo pubblicato sulla Revue del Setter & Pointer Club Suisse -primo semestre 2000)

IL VECCHIO GALLO CAMPIONE DI SPORTIVITÁ

Condurre in montagna: l’esempio morale ed agonistico di Franco Giachino

IL VECCHIO GALLO CAMPIONE DI SPORTIVITÁ

Intervista di Yuri Tartari

Franco Giachino con Sainz del Baldin

Franco Giachino con Sainz del Baldin

Quando, diversi anni fa, cominciai a seguire mio padre sui campi di gara del Trofeo Saladini Pilastri, mi colpì la figura di un conduttore in particolare. Quel personaggio mi diede l’impressione del c.d. “gran signore d’altri tempi”. Questo signore è Franco Giachino: esempio di virtù morali e sportive, pluridecorato vincitore di innumerevoli prove, dalla grande cerca alle prove di montagna, passando per la caccia pratica ed a starne.

L’anno scorso, approfittando di una pausa pomeridiana durante le prove ticinesi di settembre al Campionato d’Europa sui “pollastri” (come lui ama definire i forcelli), mi ha benevolmente concesso una breve intervista.

Il nome Giachino nel mondo della cinofilia agonistica suscita il ricordo indimenticabile del leggendario Mario e dell’altrettanto mitico Or del Cecina. Quali furono le speranze, i sogni, le gioie, e perché no, le amarezze, del giovane Franco chiamato a misurarsi con un tale padre e maestro?

Essere figlio d’arte è stato per me sicuramente un grosso vantaggio ed allo stesso tempo una grossa responsabilità. I risultati che ho raggiunto durante la mia lunga carriera sono stati il risultato dell’insegnamento di mio padre combinato con una grandissima dose di sacrifici e duro lavoro.

Quali sono stati i tuoi più grandi successi a livello nazionale ed internazionale? Con quali soggetti?

Ho riportato tantissime prestigiose affermazioni, citarle tutte sarebbe troppo lunga, ma doverosamente devo citare le vittorie a Settevene, alla Cipollara, a Cigliano, a Borgo d’Ale, al Mezzano, a Waterloo. Poi ho ottenuto il primo posto in autorevoli manifestazioni internazionali quali il Championnat français centrale canine, la Boulomme, tre edizioni del Trofeo Saladini, un Campionato d’Europa su selvaggina d’Alta Montagna e le vittorie con la squadra italiana di due edizioni di Coppa Europa. Inoltre ho portato al campionato di lavoro (italiano ed internazionale) molti soggetti.

Tra le decine di soggetti che ho avuto per le mani non posso dimenticare Magia del Tirso (PF), Asso (SIM), Orazio del Lago Girondo (SIM), Flay (SIF), Poilù di St. Neil (PM), Sainz (SIM), Reno (SIM), e tanti altri validi ausiliari.

Presolana 1996: Franco Giachino con il figlio tra Yuri e Adriano Tartari

Presolana 1996: Franco Giachino con il figlio tra Yuri e Adriano Tartari

Sei stato vincitore di tre edizioni del Saladini, due le vittorie di Magia del Tirso e una di Asso (vincitore tra l’altro del Campionato d’Europa Setter su selvaggina d’alta montagna nel 1994). Vuoi almeno delinerami i pregi e difetti della grande pointera e dell’indimenticato setter tricolore?

Sicuramente due grandi soggetti. La Magia è stata una grande interprete delle prove di montagna, anche se aveva qualche estrosità di troppo sul terreno. Mi ricordo quando me la fece grossa durante l’unica prova disputata sui terreni della Carnia nel Saladini del ’90: sganciata durante il turno non l’ho più trovata per due giorni! Del “vecchio” Asso ricordo la grande facilità d’incontro, il risolvere selvatici difficoltosi con grande intelligenza e determinazione. Un episodio indimenticabile della vita di Asso è stato quello di quando è stato avvolto nella bandiera italiana dopo aver vinto anche la seconda giornata di prove del Campionato d’Europa d’Alta montagna ad Airolo nel ’94.

Uno dei pochi professionisti legati alle prove di montagna, come mai? Lo spirito e la passione con cui affronti queste prove è lo stesso delle altre?

Probabilmente perché caccio in montagna. Già nella mia gioventù ho sempre avuto una grande passione per la caccia di montagna, una grande passione che mi ha accompagnato sempre in ogni tipo di caccia o prova che abbia disputato.

Secondo te quale è il dato tecnico che maggiormente emerge in questo tipo di prove?

Sicuramente la prova in montagna è una prova di grande selezione. L’impatto dei cani con il terreno e la selvaggina, è per la natura del primo ed il tipo della seconda, molto difficile. È naturale quindi che emergano già da subito solamente i soggetti con particolari doti.

Inevitabilmente giungiamo ad una domanda cardine: per la montagna, Setter o Pointer? Cosa ti entusiasma di più: un grande turno a cotorni di Sainz o una rabbiosa stoccata di Artù tra i rododendri?

Ricollegandomi al discorso che la prova è una selezione del cane da caccia, basandomi sulla mia esperienza di cacciatore, è un dato ormai acquisito che il setter parte da una posizione di vantaggio: in certi periodi invernali o durante alcune giornate disastrose – meteorologicamente parlando – il pointer ne risente molto, come hai potuto vedere sul Grappa quest’anno. Comunque, anche se vi è diversità tra le due razze, direi che le emozionisono le stesse, la morbida filata di Sainz e la rabbiosa presa di punto di Artù danno attimi incomparabili di grande emozione.

Tra tanti “allievi”, pointer e setter, sicuramente uno più di tutti ti ha dato soddisfazioni che altri non ti hanno dato. Chi?

Una domanda, questa, non facile. Difatti ogni cane che ho portato ai massimi livelli della cinofilia italiana ed internazionale, mi ha sempre dato grandi soddisfazioni. Non vorrei quindi fare un torto a nessuno dei miei campioni.

Secondo te, vecchio gallo sul palcoscenico cinofilo internazionale da molti decenni, dove sta andando la cinofilia del giorno d’oggi?

Senz’altro dall’inizio della mia carriera molte cose sono cambiate. La natura dei terreni non è più quella di una volta. Il tipo di selvatico di oggi rende molto difficile il compito di chi conduce e di chi giudica. L’aumento spropositato del numero dei concorrenti in uno spazio, il più delle volte, troppo limitato. Tutto questo mi rende molto pessimista soprattutto per lo scopo precipuo della cinofilia agonistica: la selezione delle razze da ferma.

Aosta 1996: Adriano Tartari, 1° Ecc. con Tirso, e Franco Giachino, 1° Ecc. con Aris

Aosta 1996: Adriano Tartari, 1° Ecc. con Tirso, e Franco Giachino, 1° Ecc. con Aris

E la cinofilia di montagna?

Situazione ben diversa è quella delle prove di montagna, dove, sia per ciò che riguarda terreni e selvaggina non vi sono problemi. Come prove di caccia trovo che siano le meglio qualificate.

Nonostante questo, negli ultimi due anni si è constatato un calo del numero di concorrenti. Probabilemnte si è persa quell’armonia che è sempre stata una caratteristica principale dei cacciatori cinofili di montagna. Inoltre i giudizi, a volte troppo severi, hanno allontanato appassionati amatori di queste prove.

Ora, per finire, puoi dare qualche consiglio ai giovani che si avvicinano all’ambiente cinofilo.

Innanzi tutto una buona dose di passione e poi avvicinarsi a persone di grande esperienza.

Ogni riferimento è puramente casuale!

Così il Vecchio Gallo, al crepuscolo di una giornata campale, tra ricordi e  leggende di una cinofilia “d’altri tempi”, lo sguardo perso a sognare nuove emozioni con i propri amici a quattro zampe, si prepara a degustare la tanto agognata (quanto meritata) coppa di mirtilli neri. Le vieux coq de bruyère perd son plumage mais non le vice

 

(intervista comparsa su CACCIA&CANI nel 1998)

Mea di Trapletti vince il Trofeo Saladini Pilastri edizione 1995

 

N

ella fredda mattinata di lunedì 21 agosto 1995, nel cantone svizzero del Vallese, a ca. 25 km da Sion, sotto l’incombente peso dei 4 milioni di metri cubi di acqua della diga più alta del mondo, davanti al ristorante Val des Dix di Pralong c’è un insolito movimento di cani, fuoristrada e persone. I signori Goedlin e Fricker, rispettivamente presidente e segretario del Setter & Pointer Club SUISSE danno fuoco alle polveri del Trofeo Romano Saladini Pilastri 1995, con il benvenuto ai concorrenti e la lettura delle varie coppie delle tre batterie.

Dopo una non troppo assolata prima giornata di prova ci si ritrova alla stazione sportiva di Leteygeon, dove, dopo il rito della Raclette offerta dal SPCS, viene data lettura delle varie classifiche da parte dei giudici. Irgo di Centromarche, setter inglese di Ermes Bizzozero (CH), si aggiudica la qualifica di 1° Ecc. CAC/CACIT e vince la prova odierna. “Irgo”, come relaziona il giudice Malnati, “è un cane piacevole, dal galoppo facile e nessuna difficoltà sui terreni di montagna; piacevole pure come è stata sviluppata l’azione del turno, culminata con un punto in perfetto stile di razza”.

La spruzzata di pioggia della sera precedente aveva fatto temere ai concorrenti di prendersi una “brutta lavata” durante la seconda giornata di prove. Invece un sole chiaro, unito al freddo pungente della Val d’Hérémence, ha svegliato concorrenti, giudici e cani. La partenza alle 7 e 30 ai terreni di prova (Méeribé, Thion, Mandelon) si è svolta senza problemi ed incidenti. Dopo la prova ci si è riuniti tutti in un boschetto ai piedi della diga della Grande-Dixance dove è stato offerto un picnic dal SPCS e sono state fatte le relazioni e stilate le classifiche. Vince la seconda prova valligiana del Trofeo, Glenn, setter inglese di Paolo Rui (Tv), ancora con la massima qualifica di 1° Ecc. CAC/CACIT. “Glenn”, per il giudice francese Fombonnat, “ha sostenuto un gran percorso coronato sul finire da una ferma in grande espressione su una femmina, questo grazie anche al conduttore che lo ha guidato con grande maestria”.

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opo un giorno di pausa eccoci di nuovo prendere scarponi e cani per la due giorni ticinese del Trofeo. Giovedì 24 agosto ci si ritrova al Ristorante-Albergo di  All’Acqua, in alta valle Bedretto, tra i passi della Novena e del San Gottardo, dove già gli esperti accompagnatori Teo Petrocchi, “Giacumun” Sala e Silvio Bellini stanno dando lettura delle coppie delle rispettive batterie. Come al solito l’organizzazione delle prove ticinesi, sotto la direzione del presidente del Setter & Pointer Club Ticino, arch. Chiappini, e dal suo fedele segretario, Antonio Trapletti, si è dimostrata impeccabile.

Dopo un breve tragitto in macchina le tre batterie giungono all’alpe, dove si divideranno: la prima di Petrocchi a sinistra, la seconda di Sala in centro, la terza di Bellini a destra. Le condizioni meteorologiche si sono dimostrate abbastanza buone, con un piccolo rovescio a fine prova. La nostra batteria, giunge al campo base con tre cani in classifica, e subito veniamo investiti da voci di corridoio che darebbero assegnata anche oggi la massima qualifica. Voci poi confermate durante la relazione dal giudice Della Torre, che assegna alla Mea di Trapletti, detentrice del Trofeo 1994, la qualifica di 1° Ecc. CAC/CACIT. “V’erano quattro angoli dove potevano esserci i galli”, relaziona Della Torre, “Mea li ha esplorati tutti con perizia, giungendo ad ottenere un eccellente punto in perfetto stile di razza”. Nella nostra batteria è da segnalare il 2° Ecc. di Irgo del Centromarche, che passa così in testa alla classifica generale del Trofeo; Mea, invece, grazie ad un 1° Mb. fatto in Vallese assume la seconda posizione in classifica generale.

Anche in Ticino, come in Vallese la pioggia della sera prima faceva presagire brutto tempo per la seconda giornata di prova, mentre, ancora una volta, il sole ed il freddo pungente hanno risvegliato i concorrenti e fatto crollare tutti i pronostici della sera prima. La nostra batteria, la più sfortunata, ha incontrato solo un gallo, che non è stato sfruttato. Dopo invani richiami giungiamo al campo base dove intorno al banco del picnic offerto dal SPT aleggia nuovamente l’aria del grosso risultato. Di fatti, Giulio Farè pone After setter inglese di Cotizelati, al 1° Ecc. CAC/CACIT. “Dopo un grande percorso in cui viene dimostrata la potenza, il collegamento e la passione del cane”, dice Farè, “After si aggiudica un eccellente punto in stile che merita il CAC e viene confermato dal CACIT”.

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i gioca in casa: domenica 27 agosto la prova nel gruppo del Pasubio inaugura la parte italiana del Trofeo. Come è ormai tradizione veniamo ricevuti alla stazione di Rovereto dall’instancabile organizzatore e animatore del Gruppo Cinofilo Roveretano, Giancarlo Nicoli, che alla domanda dei concorrenti più maliziosi “Ci sono i galli?” risponde con un sorriso a trentatré denti ed un pizzico di orgoglio: infatti la prova dell’anno passato può vantare qualcosa come una trentina di incontri, cosa non da poco per una gara su selvaggina tipica di monte. Si parte alle 5 e 30 dalla Stazione Ferroviaria alla volta del campo base di Pazul, centro logistico e posto comando da dove Nicoli coordina l’andamento della competizione. La nostra batteria, guidata da Giorgio Pizzini e giudicata dal prof. Giangaetano Delaini, dopo un avvio inconcludente riesce, durante il richiamo a portare due soggetti a punto. Meno fortunata la seconda batteria, condotta sui terreni da Giorgio Frisinghelli e giudicata dai sigg. Bortot e Caradore: terreno difficoltoso e una prima covata di galli non utilizzata dai concorrenti. Per quanto riguarda uno dei soggetti a punto nella nostra batteria, l’Arno di papà Tartari, è stata proposta l’assegnazione del Cacit. Alla prova sul campo Bortot e Caradore hanno condiviso ed accettato la proposta del collega Delaini: Arno vince la prova con la massima qualifica di 1° Ecc. Cac/Cacit. “Un primo turno esemplare, che dimostra cosa voglia dire cacciare in montagna”, afferma Delaini, ”ottimo l’impegno ed ottimo il collegamento. Ottiene un notevole punto su forcello in perfetto stile da far accapponare la pelle. Due giovani forcelli partiti lateralmente, non hanno causato disturbo al cane, che ha proseguito fino al suo forcello come su di un binario ideale”.

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onte Grappa tu sei la mia Patria! Sulle pendici che conobbero una delle più tragiche pagine di storia militare si corre la prima delle due giornate venete del Trofeo. Veniamo accolti Sabato mattino alle 5 e 30 da un indaffarato Bruno Basso, organizzatore della prova e neofita della trombetta. Due le batterie: una  correrà nella Val Vecià, la nostra sui terreni della Busa de’ Orco. Dopo otto turni a vuoto partono sei richiami. Sul secondo richiamo la Aengie di Trapletti ferma, risolve. Poi a seguire vanno a punto Glenn di Rui e la Mea, ancora di Trapletti. Verso le prime ore del pomeriggio tutti alla Malga del Sol per le relazioni ed un pranzo conviviale con giudici, organizzatori e concorrenti (non quelli a quattro zampe!). Nell’altra batteria, guidata da Bortot e Trivellato si sono fatti moli incontri che hanno permesso di fornire una nutrita classifica: vince al 1° Eccellente Amiternum Dero del bergamasco Mazzoleni. “Un buon turno” secondo Trivellato “Coronato da un eccellente punto su di una ‘pitta’ (gallina vecchia)”. Nella nostra batteria la fa da padrone, anche lei al 1° Eccellente, la Aengie dell’Aqua Fregia, dello svizzero Trapletti. “Tra i tre cani in classifica è stata il soggetto che ha svolto il lavoro più pulito, senza sbavature” relaziona Faletti “Dopo una partenza un po’ in sordina ha recuperato battendo molto bene il terreno sapendo dove andarsi a cercare i galli”.

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el pomeriggio dello stesso giorno, risaliamo la valle del Piave, incontrando paesi i cui nomi ci riportano ai libri di scuola e ci rifanno tornare in mente le note di una vecchia ma indimenticabile canzone. Alle ore 20 cena ufficiale alla Casera del Nevegal, dove autorità politiche e civili danno il benvenuto ai concorrenti. Tra una portata e l’altra, un altro instancabile organizzatore e giudice “saladinista”  ritocca gli ultimi particolari per lo svolgimento della gara: è il presidente del Gruppo Cinofilo Bellunese, Adelchi Bortot, selezionatore della Nazionale azzurra che ha vinto nel 1994 il Campionato Europeo di questa specialità. Partenza dalla Casera la mattina seguente alle ore 7, dopo un tortuoso percorso a bordo di fuoristrada le due batterie arrivano sui campi di prova. Una spessa cortina di nebbia impedisce alla nostra batteria, giudicata dalla terna Faletti-Testa-Trivellato, di cominciare la prova fino alle 10. Ancora una volta, però, per mettere cani in classifica si devono attendere i richiami. Inaugura la serie di punti l’After di Cotizelati, seguito da Tirso di Tartari, da Igor di Giachino, da Irgo di Bizzozero, da Gip di Cossali e da Arsenico di Peirano. Terminati i richiami nell’anfiteatro sotto i ripetitori del rifugio Col Visentin, ci si sposta nuovamente verso la stazione invernale di Nevegal per la lettura delle relazioni. Un buon numero di cani in classifica per entrambe le batterie. Nella nostra batteria vince, con la qualifica di 1° Eccellente, il Gip di Cossali. “Gip ha tirato fuori le unghie, tirando un turno encomiabile” dice Trivellato “richiamato, ha allargato la cerca andando a fermare una coppia di galli”. Nella seconda batteria vince a sorpresa una giovane setterina di Cavaglià, la Erta, sempre con la qualifica di 1° Eccellente. “Dei due cani a punto” secondo Geminiani “ciò che ha deciso la classifica è stata la maggiore autorità ed il maggiore temperamento dimostrati dalla setterina Erta di Cavaglià che vince la prova aggiudicandosi un meritatissimo 1° Eccellente”.

D

opo anni di richieste da parte del Circolo Cinofilo Bergamasco quest’anno l’E.N.C.I. ha deciso di accontentare la cinofilia orobica assegnando non una ma bensì due prove del Trofeo alla provincia di Bergamo: a Foppolo e alla Presolana. La prima prova è un rientro in grande stile nella cinofilia di montagna: è infatti a Foppolo che si svolse nel dopoguerra, a opera del comm. Isaia Bramani e della S.I.S.I., la prima gara su selvaggina di montagna. Sabato 9 settembre giungiamo di buonora all’hotel K2 di Foppolo dove la signora Pedretti ed i signori Bertocchi e Bordogna del C.C.B. ricevono le iscrizionidella prova. Un cielo ancora stellato fa intravedere una splendida giornata di sole. Tre le batterie: una correrà nei Fontanini, una in Val Gussera e l’ultima nella nuova zona sopra Cusio. La nostra batteria giunge subito sul posto e già al terzo turno ha già il primo cane in classifica. In tutta la mattinata avremo due cani in classifica. Giungiamo al campo base per primi a mezzogiorno, seguiti poco dopo dalla sfortunata seconda batteria senza cani in classifica. La terza batteria giunge alle quattro e mezzo del pomeriggio. Subito l’organizzazione fa sapere ai primi classificati delle due batterie di preparare i cani: si svolgerà il baragge per l’assegnazione del CACIT. Saliamo sopra un paravalanghe da dove la giuria e gli spettatori possono osservare il turno: vediamo pronti Gip di Cossali e After di Cotizelati, entrambi setter inglesi maschi. I conduttori sganciano: primo errore di Gip, accenna un breve inseguimento del compagno di coppia; mentre After comincia ad esplorare un gruppo di pini, Gip commette il secondo e fatale passo falso, dettaglia in una piccola buca. Delaini (presidente di giuria) chiude il turno. After guadagna il CACIT, mentre il Gip, seppur meritevole, deve accontentarsi della riserva.

I

l giorno seguente ci ritroviamo dall’altro capo della provincia di Bergamo. Dall’Hotel Grotta di Castione della Presolana parte la seconda giornata orobica del Trofeo sotto un tempo inclemente (la tanto temuta lavata è giunta). Tre le batterie: le tradizionali Corzene e Conca, e la nuova zona di Lizzola, in cima alla Valle Seriana. La nostra batteria è nella nuova zona: una particolarità, cani e conduttori vengono trasportati in quota da una seggiovia. Nonostante il comfort non si incontra neanche una piuma di selvatico. Rientriamo delusi al campo base dopo più di un’ora di trasferimento in macchina. ancora una volta i primi a rientrare verso le 14. Alle 15 e 30 rientra la batteria delle Corzene, bloccati fino alle 10 da una nebbia fittissima. Ci giunge notizia via radio che la batteria della  Conca ha cominciato il primo turno a mezzogiorno causa nebbia, e che ne avrà per le lunghe. Difatti rientra alle 17 con un solo cane in classifica, nuovamente Gip di Cossali. “Prende un eccellente punto su terreno difficile”  relaziona Fombonnat “corretto al frullo e allo sparo, sbavature nel percorso non lo permettono avanzare ad una maggior qualifica. 1° Eccellente”. L’altra batteria  mette quattro cani in classifica e viene vinta dalla Mea di Trapletti: “Dei tre cani all’eccellente la prima posizione viene occupata dalla Mea” dice La Nord “cagna seria che ha lavorato un gallo difficile con intelligenza. Corretta al frullo ed allo sparo. 1° Eccellente”.

G

iovedì 14 settembre, dopo un viaggio sotto un tempo inclemente, giungiamo ad Etroubles in Valle d’Aosta, dove ci sta attendendo l’équipe del Gruppo Cinofilo Valdostano, Minniti, Lavacchielli e Rodà. Si parte con il bel tempo dal campo base per poi giungere sui campi di prova con l’inesorabile e gelato Fon. Due le batterie, una alta ed una bassa. Noi siamo nella alta, dove abbiamo incontrato ben 16 selvatici, nonostante l’iniziale bufera di neve che ci ha sorpresi all’arrivo in quota. Nella batteria bassa, dopo aver buttato via una covata, vanno al punto due cani la Mea di Trapletti ed il Krol di Giachino. “I due cani sono ambedue all’Eccellenza” esordisce Pedrazzetti “ma, dopo un’accesa discussione con l’amico Della Torre, abbiamo messo al primo posto la Mea per la superiore qualità dell’azione e della maggiore presa di terreno. Questa cagnetta ha saputo trovarsi un gallo, l’ha preso in condizioni difficili, andandolo a fermare a 70-80 cm. Corretta al frullo ed allo sparo”. Nella nostra batteria vanno in classifica quattro cani: vince al 1° Ecc. Arno di Tartari, seguito dal 2° Mb. di Full di Codelago di Pedraglio. “Cane con doti già conosciute” relaziona Trivellato “ha saputo subito impostare con mestiere un’azione notevole, buon collegamento. Ferma due galli concludendo molto, molto bene”.

U

ltima tappa del Trofeo: le pendici della Valle Granaospitano per l’ultima gara la carovana del Saladini ‘95, che ha portato uomini, cani e giudici da un capo all’altro della catena alpina. Buone condizioni atmosferiche, magnifici i luoghi, ottima l’organizzazione da parte del Gruppo Cinofilo Langhe & Roeri. Purtroppo nessuna delle due batterie ha potuto mettere cani in classifica. La nostra batteria giudicata dal duetto Gistri-Arpellino ha portato vanamente al richiamo cani meritevolissimi, quali l’Arno ed il Tirso di Tartari, il Full ed il Koeman di Pedraglio, la Gea, il Krol e l’Igor di Giachino. Anche l’altra batteria  (Geminiani/Gardini) molto sfortunata: solo meritatissime menzioni per  il Gip di Cossali, l’After di Cotizelati e la pointerina di Gambino, la Odri.

L

a prova prevista all’Aquila è stata sospesa per motivi a noi ignoti. Vince l’edizione 1995 del TROFEO ROMANO SALADINI PILASTRI la setterina elvetica di Trapletti, MEA, che, avendolo vinto per la seconda volta un’edizione, le viene assegnato.  A parte classifiche e prove è da ribadire la grande sportività di concorrenti e giudici che, loro mi sono testimoni, ci ha permesso di trascorrere bellissime ed indimenticabili giornate sulle nostre magnifiche montagne, nel regno del forcello e della coturnice.

Yuri Tartari