Bergomatur Ager: a Foppolo CAC CACIT per “UBA”

Penultima tappa della carovana del Trofeo Romano Saladini Pilastri 2006: le valli Bergamasche.

Il prestigioso Trofeo, giunto alla sua ventiduesima edizione, è messo in palio annualmente dall’ENCI, per ricordare ed onorare la figura del conte Romano Saladini Pilastri, giudice di vaglia e nobiluomo abruzzese che tanto ha dato in termini di lavoro scientifico e culturale alla cinofilia italiana.

Vincere un «Saladini» – a parte il pregevolissimo premio consistente in una coturnice a grandezza naturale in ceramica realizzata da un maestro artigiano – è, per molti, un traguardo prestigioso. Non tanto per ventilati ed infondati «elitismi», quanto per la possibilità di ottenere grandi risultati in termine di selezione su di un selvatico che, ormai, è l’unico, almeno in Italia, a potersi definire «autoctono».

Questa specialità fra le prove di caccia, è nata in Svizzera durante i primi anni Quaranta, quando il resto d’Europa pensava ad altro. È stata importata in Italia negli anni Sessanta proprio dai cinofili di Bergamo. Qui, i gentiluomini componenti l’allora Circolo Cinofilo capiscono l’importanza di queste prove, organizzandole coraggiosamente in maniera «pionieristica».

Ho personalmente raccolto le testimonianze di vecchi concorrenti delle prime edizioni su nei Fontanini, dove si sono visti alcuni concorrenti sfoggiare   scarponi e ghette costruiti con avanzi di pneumatico… non c’è che dire, altri tempi! … ma quanta passione!

Petrocchi, Pianetti, Garattini, Sala, Giachino, Rui, Neiger, Torrielli, un giovanissimo Pedrazzetti, la dinastia dei Delaini: tutti nomi che costituiscono questa piccola grande Storia.

Al giorno d’oggi, ogni anno assistiamo con enorme soddisfazione ai prodigiosi risultati di questo coraggio: difatti da Bergamo si diffondono in tutta Italia, di modo che attualmente, il circuito del «Saladini» si snoda, oltre che tra le primordiali valli del Ticino e del Vallese, nella Valle d’Aosta, nel Cuneese, sulle Alpi della Liguria occidentale e sui sacrari del Monte Grappa, del Pasubio e del Col Visentin, per giungere a concludersi sulle aspre montagne appenniniche degli Abruzzi e del Cilento.

* * *

Le due prove di Bergamo, si sono svolte venerdì 8 settembre sui terreni della Valle Seriana e sabato 9 sui terreni dell’alta Valle Brembana.

A giudicare sulle pendici orobiche si sono cimentati un nucleo di giudici di rilievo e di prestigio, vuoi per l’esperienza o per la profonda cultura cino-venatoria: Basso, Bortot, Malnati, Coti Zelati, Delaini, Colombo Manfroni, Moranti e Testa.

Entrando nel merito della prova, nonostante la discreta presenza di selvaggina, non molti cani si sono evidenziati. Come hanno riconosciuto le dotte giurie della prova, parecchio ha influito sia la stanchezza dei cani partecipanti dopo un lungo periodo di impegno agonistico, sia il fatto che la selvaggina trattata in questo periodo non è certamente paragonabile a quella incontrata nella prima fase del circuito un mese prima… e permettetecelo, non è quella che sarà durante la stagione venatoria, un mese dopo.

Vince la prima giornata di prove con la massima qualifica il setter Aris della scuderia Virano, condotto sul terreno dal sapiente cacciatore di montagna Sacristani. Soggetto già noto a queste cronache, ma che non aveva ancora appuntato sul petto il risultato più prestigioso, il certificato di attitudine al campionato di lavoro. Nella seconda giornata di gara, unico classificato della sua batteria, l’Aris colpisce ancora, anche se in tono minore, portando a casa solamente un Molto Buono.

Vero exploit si verifica invece per la batteria che il secondo giorno corre nello storico anfiteatro dei Fontanini. Al vaglio di Bortot, Malnati e Colombo Manfroni, un valido lotto di soggetti che ha avuto la possibilità di sfruttare una ricca messe di coturnici e galli.

Altisonanti i nomi dei cinque setter classificati, indiscussi protagonisti della giornata: vince la batteria al 1° Eccellente con CAC e CACIT, il Canon Arogno Picetto detto «Uba» del vècio Tartari con un eccezionale punto su coturnice; seguono al 2° Eccellente il giovane di ottime speranze Scari di Bonzi ed al 3° Eccellente l’esperto Raf della Geminiola di Caldinelli. Chiudono la classifica, con meritatissima eccellenza, due cani di cui si occuperanno senz’altro le cronache future di questa specialità: un figlio dell’eroe del giorno Canon, il Cody di Fiorona che già si era distinto per un’azione sul Grappa, e lo Zagor, interessante soggetto nelle mani del bresciano Poli.

L’Arciprete

Immagini di Erica Recchia

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Una risposta

  1. Atciprete..Tartalli,perchè non metti su un libro la storia ,risultati e foto del Saladini?
    Da un vecchio cacciatore alpino taleggino,cuneese,valsesiano e trentino Romano Pesenti,allievo di un grande CACCIATORE di tipica….il Maestro, Pesenti Rossi di Olda,,allevatore di ottimi setter,,poi convertitosi ai segugi:..

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